Quel rissoso, irascibile, carissimo Leo Longanesi

Boccaccio era il portiere
di Silvano Calzini

Motorino del centrocampo, romagnolo, anticonformista, irascibile, rissoso, dispotico, ma geniale. Un’autentica fucina di idee. Inesauribile in campo ed eclettico al di fuori del rettangolo di gioco. Un talento smisurato rinchiuso in un fisico da fantino.

Sapeva fare tutto, tanto è vero che delle squadre in cui ha giocato di solito era anche allenatore, presidente, general manager, medico e massaggiatore. È stato al tempo stesso un grande innovatore nel mondo del calcio, fu lui il primo a introdurre i moderni metodi di allenamento e tante nuove tattiche di gioco, ma anche un incallito tradizionalista, non a caso sognava di tornare al calcio di fine Ottocento, quello che si giocava sulle aie di campagna.

Insofferente al titic e titoc e agli inutili fraseggi a centrocampo, si muoveva solo a scatti, brucianti, fulminei. Era veloce con i piedi, ma soprattutto con la testa. Dopo cinque minuti capiva subito come sarebbe andata a finire la partita. Amava i giovani ed era anche un formidabile talent scout. Gli bastava vedere giocare un ragazzo pochi minuti per capire se aveva la stoffa per diventare un campione.

Nemico di ogni credo calcistico, cambiava squadra molto spesso, e ogni volta dopo un breve, intenso, innamoramento iniziale finiva per litigare con tutti. Un carattere difficile, un uomo complesso e complessato, per molti versi la contraddizione fatta persona, tanto da sognare, lui alto un metro e cinquanta e anticomunista viscerale, di diventare un giorno allenatore della nazionale di basket femminile dell’Unione Sovietica.
(2012)

Do di piede





















Andrea Aloi
Do di piede. Trentasette atti unici contro il calcio moderno

Ogni appassionato di calcio si porta dietro un bagaglio di ricordi, legati a un gesto, a un atteggiamento, a una prodezza, a un'atroce goffaggine. Non sono solo le imprese dei campioni ad alimentare questo repertorio personale: spesso sono ignoti mestieranti di provincia ad accendere l'immaginazione. Così in questo libro, scanzonata e paradossale galleria di figure ed episodi, convivono pagina a pagina venerate mezzeali brasiliane e oscuri terzini lettoni, leggendari goleador e anziani incontristi sul viale del tramonto, immensi campioni e sconosciuti figuranti, artisti geniali e brocchi memorabili. A tenere il filo delle loro gesta non è solo una scrittura esilarante ed estrosa: è anche la nostalgia di un calcio meno frenetico.

2001 | Editori Riuniti | L'autore

Tre momenti

di Umberto Saba

Di corsa usciti a mezzo il campo, date
prima il saluto alle tribune. Poi,
quello che nasce poi
che all’altra parte vi rivolgete, a quella
che più nera si accalca, non è cosa
da dirsi, non è cosa ch’abbia un nome.

Il portiere su e giù cammina come
sentinella. Il pericolo
lontano è ancora.
Ma se in un nembo s’avvicina, oh allora
una giovane fiera si accovaccia,
e all’erta spia.

Festa è nell’aria, festa in ogni via.
Se per poco, che importa?
Nessun'offesa varcava la porta,
s’incrociavano grida ch’eran razzi.
La vostra gloria, undici ragazzi,
come un fiume d’amore orna Trieste.



Parte di Cinque poesie per il gioco del calcio apparse nella raccolta Parole (1933-1934)
Recitazione del Poeta (1954) | Saggio di Alberto Brambilla | Esegesi