Léônidas

I ritratti di Eduardo

Aveva la stazza, la velocità e la malizia di una zanzara. Nel Mondiale del 1938, un giornalista francese del periodico Match gli contò sei gambe, e ritenne che avere tante gambe era roba da magia nera. Io non so se il giornalista francese fece caso che, oltretutto, le molte gambe di Léônidas potevano allungarsi di vari metri e si piegavano e riannodavano in modo diabolico.


Léônidas da Silva entrò in campo il giorno in cui Artur Friedenreich, ormai quarantenne, si ritirò. Ricevette lo scettro dal vecchio maestro. In poco tempo, il suo nome era già una marca di sigarette e di cioccolatini. Riceveva più lettere di un divo del cinema: le lettere gli chiedevano una foto, un autografo o un impiego pubblico.



Léônidas segnò molti gol, che non contò mai. Molti li realizzò sospeso per aria, coi piedi che giravano, a testa in giù, di spalle alla porta: era molto abile nelle acrobazie della cilena, che i brasiliani chiamano la bicicletta.

I gol di Léônidas erano così belli che anche i portieri avversari si rialzavano per congratularsi.

Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio

Stanley Matthews

I ritratti di Eduardo

Nel 1965, a cinquant'anni, Stanley Matthews provocava ancora gravi casi di allucinazione nel football inglese. Gli psichiatri non erano più sufficienti per prendersi cura delle vittime, che erano persone assolutamente normali fino al maledetto giorno in cui erano incappate in questo nonno demoniaco, che faceva impazzire i difensori.


I difensori lo afferravano per la maglia o per i pantaloncini, gli facevano prese da lotta libera o gli tiravano calci degni della cronaca nera, ma non riuscivano a fermarlo perché non riuscivano mai a tarpargli le ali. Matthews era un attaccante, che in inglese si dice winger. Wing significa ala, e Matthews fu il Winger che volò più in alto sopra la terra d'Inghilterra, ai bordi del campo.



Lo sapeva bene la regina Elisabetta, che lo nominò sir.

Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio

Le figurine "Calzini"

























Silvano Calzini
Figurine. I grandi scrittori raccontati come campioni del pallone

Cinquanta grandi scrittori raccontati come assi del pallone. Che cosa c'è di strano? In fin dei conti Hemingway con quel suo fisicone e quella sua prosa senza tanti fronzoli è un perfetto centravanti di sfondamento. Quando Garcia Màrquez ci racconta della magica Macondo sembra proprio di vederlo mentre dribbla gli avversari come birilli. Per giocare in porta non c'è niente di meglio di uno scrittore che andava per farfalle come Nabokov. E il fuoriclasse Kafka poi è stato Rivera prima di Rivera. La ricetta è semplice. Basta scorrere la bibliografia di uno scrittore, avere letto qualche suo libro, conoscerne un po' la vita e la psicologia, andare a scovare qualche tic o mania, mettere insieme il tutto, agitare bene ed ecco che viene fuori il ritratto di una splendida mezzala dai piedi buoni o di un roccioso difensore tutto grinta e ardore agonistico. Una galleria calcistico-letteraria per chi crede che la letteratura, quella vera, e il calcio, quello vero, aiutano a vivere. 

Quanta sapienza calcistica e quanta sapienza letteraria Calzini riversa nelle sue figurine! Tutto si confonderà con tutto. Le linee bianche che delimitano il campo e le aree di rigore si sovrapporranno alle righe nere che segnano le pagine dei romanzi. Una grande (e allegra) invenzione letteraria che si tramuta (tutto è metamorfosi nell’album) in una scoperta scientifica. La scoperta che gli scrittori e i giocatori sono una cosa sola, facce della stessa medaglia, che letteratura e football coincidono perché hanno, entrambe, un’identica funzione: servono a far sognare (Antonio D’Orrico)

2014 | Ink Edizioni

Recensioni
Gazzetta dello Sport | Left